Il mondo delle Confraternite della Diocesi di Acqui

testo a cura di Enrico Ivaldi e Arturo Vercellino

DVD edito dal Priorato delle Confraternite della Diocesi di Acqui

La Diocesi di Acqui è formata da più di 100 parrocchie distribuite su 5 province: Alessandria, Asti, Genova, Savona, Cuneo.

confraternite diocesi acqui

confraternite diocesi acqui

La forma con cui si svilupparono le attuali Confraternite ebbe origine nel Medio Evo in risposta al bisogno di pace e misericordia del tempo e coerentemente con lo spirito di mortificazione e di riparazione che animò le prime forme di associazionismo confraternale. Per manifestare pubblicamente il loro impegno di espiazione per i peccati del mondo e di pacificazione sociale, i primi Confratelli e Consorelle si vestirono con rozze tuniche di lino o di juta, come richiamo alle vesti di penitenza di biblica memoria.

Accanto alla cappa, nel corso degli anni, altri elementi si sono aggiunti nella caratterizzazione dell’abito confraternale: il cappuccio, il tabarrino, il cingolo, il medaglione, la mazza processionale.

La cappa rievoca la veste del Battesimo e quindi la dignità sacra di ogni battezzato nell’esercizio del culto liturgico, ma vuole anche ricordare la tunica indossata da Gesù nella Sua Passione; la cappa racchiude in sé l’invito a proseguire nella via di pietà tracciata dai fondatori delle Confraternite, che vollero rivestirsi di quest’abito per devozione, penitenza, impegno di vita migliore, e non solo per semplice tradizione.

Il cappuccio dovrebbe, oggi, essere mantenuto calato sul volto soltanto per le processioni della Settimana Santa, mentre in origine copriva sempre il viso, per mantenere l’anonimato delle buone opere ed annullare la differenza di classe sociale.

Il tabarrino, o mozzetta, una specie di corto mantello che oltrepassa di poco il gomito, viene aggiunto col tempo alla tradizionale cappa e assume diverse colorazioni a seconda del titolo della Confraternita. Alcune Confraternite portano anche lo scapolare, cioè lo “stolone”, che poggia sulle spalle e pende su petto e schiena, a simboleggiare che si é rivestiti di Cristo e sottomessi a Lui.

Un altro elemento che caratterizza la veste dei Confratelli è il cingolo, allacciato sul lato sinistro. A volte il cordone ha dei nodi, in genere 3, 5 o 7, che ricordano alcuni momenti della Passione: le 3 cadute sulla via del Calvario, le 5 Sante Piaghe del Crocifisso, le Sue 7 effusioni di Sangue.
Quello che ora è un semplice cingolo, anticamente terminava con dei veri e propri flagelli, usati pubblicamente dai primi Confratelli, da cui il termine “Flagellanti” o “Battuti”, che si colpivano sulla nuda carne come concreto atto di penitenza. In nome della decenza, per non scoprire il busto, essi portavano cappe con un buco sul dorso.

Sui tabarrini dei Superiori normalmente è cucita l’impronta: una placca in lamina d’argento battuto sulla quale è effigiato il Santo protettore della Confraternita.

Le mazze processionali erano portate, in origine, come simbolo di penitenza. Successivamente furono arricchite e splendidamente lavorate. Alla sommità dell’asta figura generalmente un pomo con una croce o una statuetta, spesso entro un’edicola, raffigurante il Santo patrono o l’emblema della Confraternita. Le mazze venivano anche usate per mantenere ordinate le lunghe processioni.

Gli elementi caratterizzanti l’abito confraternale sono pertanto quasi tutti di origine religiosa.

I tabarrini, come le cappe, hanno foggia e colori che contraddistinguono la divisa delle singole Confraternite; in quelle della nostra Diocesi le cappe sono bianche, rosse o azzurre.

Il rosso è caratteristico della Confraternita della Trinità dei Pellegrini, fondata da San Filippo Neri, ed indica l’effusione dello Spirito Santo ed il fuoco della carità che devono infiammare il cuore di chi é iscritto a questa associazione. Peraltro, molte Confraternite dedicate a Santi martiri indossano, a ricordo del loro sacrificio, tabarrini di colore rosso; l’azzurro é il colore mariano per eccellenza: é il colore del cielo, in cui è stata assunta la Madonna, il verde è, innanzitutto, il colore dell’Arciconfraternita di San Rocco e, di conseguenza, delle sue aggregate, anche se non mancano singolari varianti; il marrone richiama la tonaca dei religiosi dell’Ordine Carmelitano e indica una Confraternita della Madonna del Carmine o Confraternite nate dal Movimento Penitenziale medievale, i cui primi membri vestivano rudi tuniche di tela di sacco; il nero, il colore simbolico della terra, da cui ha principio la vita e nella quale alla fine si torna, é adottato dalle Confraternite della Buona Morte che offrono sostegno spirituale e provvedono ai servizi necessari negli ultimi momenti dell’esistenza; altri colori o combinazioni di colori possono derivare dall’iconografia con cui é tradizionalmente effigiato un Santo Patrono.

Nelle processioni la Confraternita è rappresentata da uno stendardo o làbaro, che raffigura di solito il Santo Patrono. I làbari più recenti hanno dimensioni molto contenute, mentre quelli antichi sono spesso imponenti e richiedono l’ausilio di un crocco per essere portati…

…ma la principale funzione del crocco è quella di sostenere il crocifisso processionale, il simbolo più importante e significativo di una Confraternita. La nostra Diocesi presenta diverse tipologie di crocefissi processionali che vanno dai più semplici, con canti in legno, a quelli con canti a specchio o in argento, più vicini alle tradizioni del Genovesato.

Spesso nelle processioni notturne i crocefissi venivano scortati da lampade, anche se l’uso più proprio di queste è quello di accompagnare le cosiddette “casse processionali”, sulle quali spiccano le sculture dei Santi Patroni delle Confraternite o delle Parrocchie di appartenenza. A seconda del peso e delle dimensioni, esse richiedono la prestanza di parecchi Confratelli per il trasporto.

Se all’inizio le Confraternite cercarono l’appoggio e la protezione della Chiesa, a partire dal XV secolo cominciarono a rivendicare una sempre maggiore autonomia, acquistando via via un peso consistente all’interno delle comunità, assumendo la gestione delle attività assistenziali e accrescendo le loro prerogative. Divenute economicamente autosufficienti, le Confraternite più ricche costruirono anche sedi proprie, gli Oratori, ove ritrovarsi e ufficiare le funzioni.
Per lunghi periodi esse hanno avuto propri sacerdoti e, ancora oggi, conservano una serie di paramenti sacri di rara bellezza ed importanza storica.

Le Confraternite hanno goduto, nei secoli XVI e XVII, una notevole prosperità, ottenuta spesso con lasciti e donazioni, che le ha portate a vivere anche una crescente e reciproca competitività, espressa nei crocifissi processionali, sempre più grandi e maestosi, soprattutto in Liguria.
La particolare tradizione ligure di portare l’immagine di Cristo voltata all’indietro merita, a questo proposito, una segnalazione. Sembra che questa consuetudine risalga ad un privilegio concesso ai genovesi come premio per il valore dimostrato nella liberazione del Santo Sepolcro. Pare che i crociati della Superba, per primi ad entrare in Gerusalemme, portassero in battaglia il crocifisso rivolto all’indietro, in modo che gli infedeli non potessero vederne il volto. Un’altra versione, invece, collega questa usanza alla battaglia di Lepanto, nella quale i genovesi, che combattevano con il Cristo innalzato come vessillo, vedendo avanzare i Turchi, lo voltarono dalla propria parte, per attingere coraggio ed ottenerne la benedizione. In memoria di questo fatto, il Papa concesse ai genovesi la possibilità di poter tenere, nelle processioni, l’immagine del Cristo voltata all’indietro.
La tradizione, come spesso accade, tuttavia, faceva i conti con la funzionalità; infatti era impossibile, per evidenti problemi di equilibrio, portare rivolti in avanti i pesanti e maestosi crocifissi e, quindi, al privilegio genovese si adeguarono molte altre Confraternite.
Nella nostra Diocesi le Confraternite più vicine al Genovesato, da Masone a Cassinelle, portano il crocefisso con l’immagine rivolta all’indietro, mentre a partire da Toleto l’immagine viene portata rivolta in avanti.

Nelle diverse zone pastorali della nostra Diocesi sono operative parecchie Confraternite. Se nel 1930 ne risultavano più di 150, oggi se ne contano una trentina, ma per fortuna queste sono in continuo aumento. Se soltanto una quindicina di anni fa si fosse fatta una ricerca sulle Confraternite esistenti se ne sarebbero, infatti, potute elencare soltanto una decina.

In una realtà caratterizzata da una presenza sempre minore sul territorio dei sacerdoti le Confraternite:

  • agiscono di concerto con i parroci per la formazione religiosa e morale dei loro membri e dei parrocchiani.
  • Esercitano opere di volontariato, di cura e di assistenza, promuovono interventi di restauro e conservazione,
    partecipano all’allestimento, nella chiesa parrocchiale, del Presepe e dell’Altare della Reposizione,
  • organizzano pellegrinaggi, attività culturali e ricreative,
  • promuovono incontri e raduni,
  • organizzano le feste patronali e del Santo titolare,
  • prendono parte a tutte le attività di evangelizzazione ed alla vita liturgica, al sostegno delle attività caritative e al suffragio dei defunti.

 

Significativa e condivisa è la partecipazione alle processioni, in occasione delle feste patronali o dei Santi titolari. Momenti di aggregazione e di fraternità che permettono ai Confratelli di entrare in contatto con una serie di realtà diverse dalla propria e di trarre importanti spunti per nuove attività.

Al termine delle celebrazioni i tradizionali convivi contribuiscono a rafforzare lo spirito confraternale.

La festa diocesana di San Guido è l’appuntamento più importante per le nostre Confraternite, che ogni anno, la seconda domenica di luglio, si ritrovano ad Acqui Terme per prendere parte alla solenne funzione presieduta da S.E. il Vescovo e alla processione per le vie cittadine.
San Guido, Vescovo di Acqui per un oltre un trentennio, dal 1034 al 1070, è il patrono della città termale, della Diocesi e del Priorato. A lui si deve la costruzione della cattedrale, consacrata l’11 novembre 1067 e quella di molte pievi sparse nel territorio della Diocesi. Le sue spoglie riposano oggi nella Cattedrale di Acqui Terme, in un’urna che viene portata in processione dalle Confraternite e dagli Alpini.

Un altro momento di riunione per le Confraternite della Diocesi è rappresentato dall’incontro annuale con S.E. il Vescovo che si tiene al Santuario di N.S. delle Rocche a Molare, nel periodo quaresimale. È l’occasione per pregare insieme e confrontarsi sulle attività svolte o in programma. Il convegno termina con la Via Crucis lungo il viale del Santuario dove sono dislocate le Stazioni.

Ci auguriamo che le Confraternite siano sempre più numerose e continuino a portare avanti quel messaggio di testimonianza cristiana lasciatoci dai nostri padri.